Venerdì 22 maggio, su ordine del giudice della Audiencia Nacional José Luis Calama, agenti dell’Unità per la criminalità economica e fiscale (UDEF) della Polizia Nazionale hanno fatto irruzione nell’ufficio privato dell’ex premier, situato in calle Ferraz, a Madrid, proprio di fronte alla sede federale del Partito Socialista Operaio Spagnolo.
L’operazione, che si inserisce nell’inchiesta sulla compagnia aerea Plus Ultra e sul presunto traffico di influenze che avrebbe accompagnato il salvataggio da 53 milioni di euro concesso dal governo durante la pandemia, ha consentito agli investigatori di sequestrare diversi scatoloni sigillati contenenti dispositivi tecnologici, documentazione varia e agende personali.
Al momento della perquisizione era presente la segretaria personale di José Luis Rodríguez Zapatero, Gertrudis Alcázar, i cui strumenti di archiviazione informatica sono stati anch’essi posti sotto sequestro su disposizione del magistrato.
L’episodio più significativo della mattinata ha riguardato il ritrovamento di una cassa di sicurezza all’interno dell’ufficio. Secondo quanto riferito da fonti vicine al procedimento, l’accesso alla cassaforte ha incontrato inizialmente resistenze, prima che la chiave venisse infine consegnata agli agenti. Il contenuto è ora al vaglio degli investigatori.
Conti correnti bloccati per quasi mezzo milione di euro
Il giudice ha disposto il congelamento dei conti bancari di Zapatero fino a un importo di 490.780 euro, cifra che corrisponde, secondo la ricostruzione degli inquirenti, alle somme che l’ex premier avrebbe ricevuto dalla società Análisis Relevante. Quest’ultima è riconducibile a Julio Martínez Martínez, imprenditore già noto alle cronache giudiziarie e stretto conoscente di Zapatero, anch’egli iscritto nel registro degli indagati.
Stando all’analisi finanziaria riportata nell’ordinanza del giudice, la medesima società avrebbe ricevuto da Plus Ultra, Sofgestor, Grupo Aldesa e Inteligencia Prospectiva complessivamente oltre 941.000 euro, per poi girarne una parte significativa proprio a Zapatero e a What The Fav, società riconducibile alle figlie dell’ex premier, alla quale sarebbero affluiti altri 239.755 euro.
Il giudice ha descritto Zapatero e il suo entourage come i “beneficiari finali dell’operazione”, rilevando nell’analisi dei flussi finanziari “trasferimenti rilevanti verso conti delle figlie, acquisizioni patrimoniali e cancellazioni anticipate di prestiti, a riprova dell’utilizzo personale dei fondi ottenuti”. Il congelamento ha riguardato anche i conti di altre società coinvolte nell’inchiesta.
L’architettura della presunta rete
Nell’ordinanza con cui ha convocato Zapatero a testimoniare come indagato il prossimo 2 giugno, il giudice Calama ha delineato i contorni di quella che definisce “una rete organizzata di esercizio illecito di influenze, strutturalmente organizzata e guidata da José Luis Rodríguez Zapatero”. Secondo il magistrato, l’ex premier avrebbe messo a disposizione di terzi “i propri contatti personali e la propria capacità di accesso agli alti funzionari dell’Amministrazione”, al fine di orientare a loro favore decisioni di natura pubblica.
Lo scopo del presunto meccanismo era l'”ottenimento di benefici economici mediante intermediazione e l’esercizio di influenze presso istanze pubbliche a favore di terzi, principalmente Plus Ultra”. A tal fine sarebbero state impiegate “società strumentali, documentazione simulata e canali finanziari opachi”, con l’obiettivo di occultare origine e destinazione dei flussi di denaro.
L’influenza esercitata, precisa il giudice, non era generica: mirava a ottenere un atto amministrativo specifico, ovvero l’approvazione e l’erogazione del contributo pubblico richiesto da Plus Ultra nell’ambito del Fondo di sostegno alla solvenza. Zapatero è accusato di associazione a delinquere, traffico di influenze e falsità documentale. Si tratta della prima volta nella storia democratica spagnola che un ex capo del governo viene rinviato a giudizio.
Un partito sempre più sotto pressione
Il caso Zapatero si abbatte su un PSOE già provato da una serie di scandali giudiziari che hanno colpito numerosi esponenti del partito negli ultimi anni.
La moglie del premier Pedro Sánchez, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio per traffico di influenze e peculato, con accuse legate alla sua cattedra alla Complutense e ai rapporti con imprese coinvolte in appalti pubblici. L’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos si trova in carcere con l’accusa di aver manipolato gare d’appalto pubbliche in cambio di tangenti, nel cosiddetto “caso Koldo”. Indagini che hanno poi travolto anche Santos Cerdán, successore di Ábalos alla guida dell’organizzazione del partito, nel frattempo dimessosi e posto in custodia cautelare.
Sul fronte elettorale, le ultime regionali andaluse hanno confermato la tendenza negativa: la candidata socialista ha ottenuto il peggior risultato storico del partito in quella che per decenni era stata una delle sue roccaforti. I sondaggi nazionali mostrano il PP di Feijóo in testa con circa il 31%, contro il 28% del PSOE. L’udienza del 2 giugno potrebbe rappresentare un ulteriore punto di svolta per le sorti del partito di governo.

